Due parole sulla doppia fila e sulla destinazione degli spazi a Torino attraverso un'immagine simbolica che fotografa una realtà tragicomicamente ordinaria.
- Ci viene detto che non c'è spazio per le ciclabili. Ma di spazio ce n'è in abbondanza (se non fosse utilizzato in modo univoco).
- Ci viene detto che non ci sono risorse ma basterebbe cessare di essere totalmente tolleranti con la doppia fila (già causa di incidenti mortali).
- Ci viene detto che ridurre gli spostamenti in auto e rendere il sistema dei trasporti urbani più fluido ed efficiente è molto complesso ma basterebbe spingere affinché i micro-spostamenti "da doppia fila" (quelli di poche centinaia di metri che rappresentano circa il 40% degli spostamenti totali) fossero canalizzati sul altri mezzi predisponendone spazi e privilegi.
- Ci viene detto che la sicurezza stradale è prioritaria (il 2012 ci ha presentato il conto: 800 pedoni, 350 ciclisti, 2500 automobilisti morti) ma si continua a discutere di massimi sistemi o di dettagli inutili quando la realtà dei fatti è quella mostrata dall'immagine sottostante.
- Ci viene detto che è fondamentale ridurre lo smog di una delle città più dannose d'Europa per la salute pubblica ma ad oggi si è pensato di tutto tranne toccare uno dei privilegi più ambiti a livello urbano: lo spazio
Come è ripartito un corso a Torino? Tre carreggiate, 4 aree di sosta regolare, 2 aree di sosta non regolare, 6-8 corsie veicolari, 2 marciapiedi (e a volte due corsie per i mezzi di trasporto pubblico). Perché non si incide su questa macroscopica sproporzione? Nel 2013 non siamo ancora neanche riusciti a toccare l'illegittimo privilegio della sosta in doppia fila. Veramente è ancora così arduo, in Italia, pensare di togliere due corsie su 14 al traffico motorizzato su ogni corso? Lo spazio per la mobilità sostenibile e intelligente c'è ma la paura di toccare privilegi sedimentati da decenni è ancora troppo alta ("mancano parcheggi" è un ancora un mantra).
Se tutto lo spazio che la città offre al cittadino è destinato ad una tipologia di traffico e di spostamento (quello motorizzato privato) come può aspettarsi che il cittadino faccia altre scelte (trasporto pubblico o bicicletta)? Non bastano micro-recinti di pedonalità e qualche limitazione temporanea: serve una nuova prospettiva (e nuova è un eufemismo: nell'Europa più prospera la ripartizione degli spazi si è avviata verso la mobilità sostenibile da qualche decennio). E' banale ma quel che serve è una forte e condivisa volontà politica.
Chi inizia per primo?
IN ITALIA (TORINO)
IN OLANDA




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